Voci di artiste

 

 

Arte e lavoro

di Antonella Prota Giurleo


Dal 24 ottobre all'8 novembre 2009, nella chiesa di San Bernardino, via Duomo, a Vercelli, ha avuto luogo la mostra "Arte e Lavoro" con la partecipazione delle artiste Patrizia Di Siro, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, e degli artisti Gino Gini, Ruggero Maggi, Antonio Sormani, e a cura di Dario Gaito con la collaborazione di Antonella Prota Giurleo.

La mostra si inserisce nell'ambito del progetto di Dario Gaito e Paola Caramel 1909 - 2009 Il futuro del Futurismo. Nel corso dell'iniziativa sono state presentate due esposizioni documentarie su lavoro e futurismo, una mostra di fotografie di Gabriella Mercadini dal titolo Lavoro e non lavoro al femminile e la mostra Arte e lavoro a cui hanno partecipato dieci tra artiste ed artisti invitati dall'artista e curatrice Antonella Prota Giurleo.

Il tema Arte e lavoro ha permesso ad artiste ed artisti di confrontarsi con la propria idea del mondo del lavoro, a partire dal lavoro artistico, spesso non considerato lavoro perchè intellettuale sino ai problemi gravi degli infortuni, del lavoro minorile, del lavoro nero.

Patrizia Di Siro analizza come nella fotografia analogica il momento artistico nasca dall'idea e dallo sguardo di chi fotografa ma come questo non sia sufficiente e come sia quasi sempre necessario il lavoro di un'altra persona che, nel suo laboratorio buio e maleodorante, contribuisce in modo fondamentale all'opera finale. Un'osservazione che evidenzia come, anche in arte, spesso il lavoro necessiti di relazione tra più persone perchè possa essere restituito al pubblico nella sua bellezza.

Nadia Magnabosco, Mavi Ferrando, e Marilde Magni affrontano le problematiche relative al lavoro minorile, agi infortuni e al lavoro nero.

Nadia Magnabosco, in Baby love, una gabbia che contiene un vestitino di bimba, vuole giocare sulle contraddizioni di una società che rimuove lo scandalo di 40 milioni di bambini nel mondo costretti a lavorare in condizioni nocive per la loro salute fisica e mentale. L'artista ha preso spunto dalla testimonianza di un ex bambino: "quando avevo dieci anni, un uomo mi ha portato via con l'inganno promettendomi cioccolato. Sono stato messo a lavorare in un'industria di produzione di tappeti e ci sono rimasto per quattro anni. In quegli anni non sono stato mai pagato e a stento ho ricevuto cibo".



Mavi Ferrando ha lavorato a partire da un bancale tagliato a sbalzo a simboleggiare un cantiere edile; la sagoma, sempre in legno, materiale caro all'artista, di un operaio, o di un'operaia, sospeso per un piede e legato all'impalcatura rappresenta simbolicamente un infortunio certo evitato dalla applicazione di elementari norme di sicurezza.
L'opera, leggera e aerea, fatta più di vuoti che di pieni, ferma l'istantanea di un attimo in cui la vita può essere letteralmente appesa ad un filo, restituendo, insieme all'angoscia per l'accadere ormai quotidiano degli omicidi bianchi, la possibilità della speranza.


Marilde Magni in Il libro nero del lavoro offre il suo contributo per richiamare l'attenzione sui problemi del mondo del lavoro. Un libro in maglia-carta ottenuto ritagliando in strisce sottili articoli di giornali che raccontano di incidenti sul lavoro, licenziamenti, lavoro nero, cassa integrazione, precariato, lavoro minorile, malattie professionali... Strisce che sono state poi lavorate a maglia dall'artista restituendo, insieme alla denuncia, la pazienza, complessità e la professionalità di un lavoro femminile solitamente considerato di poco conto.


Due artisti, Ruggero Maggi e Gretel Fehr, si sono riferiti alla stessa immagine simbolica, il cartello stradale che indica i lavori in corso, per realizzare opere con significati differenti.

Ruggero Maggi ha lavato e ripulito dalle tracce che la Natura aveva pietosamente deposto su di esso un cartello stradale trovato abbandonato in un fosso. Il cartello ora si offre allo sguardo di visitatori e visitatrici come esempio di ciò che si può definire come un lavoro di un artista caotico (nel senso che compie ricerche sulla teoria del Caos) al lavoro!


Gretel Fehr ha invece trasformato in femminile la sagoma della persona al lavoro significando, con questo spostamento, il suo pensiero sul fatto che nel mondo del lavoro le regole sono tuttora maschili. L'artista ritiene che, per lavorare e fare carriera, sia d'obbligo seguire modelli preconfezionati e che ciò valga per uomini e donne, ma che le donne debbano dimostrare quotidianamente di avere capacità sia femminili che maschili.

Anche Fernanda Fedi si ispira al lavoro femminile nella sua opera Donne italiane. Nella parte centrale di un fondo di cartone dorato, elemento che rimanda alla preziosità del genere femminile, una bella foto in bianco e nero di tre giovani donne del primo Novecento che leggono; sulla parte superiore ed inferiore, nomi di donne (anno di nascita e di morte) che hanno costruito la nostra società, donne operaie, donne della resistenza, pittrici, scultrici, poetesse, filosofe,scienziate...

Antonio Sormani e Gino Gini presentano a Vercelli due lavori, già esposti in occasione della mostra Il sindacato il lavoro, organizzata dalla Camera del lavoro di Milano nello scorso maggio, ispirati al sindacato e al ruolo che lo stesso assume nella difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici.

Antonio Sormani partendo dall'idea di un paesaggio urbano, ha diviso lo spazio in quattro quadrati e dipinto una casa rossa. Ne è nato un lavoro evocativo dell'architettura della Camera del lavoro di Milano, struttura costruita in mattoni rossi, e dello spirito che la abita, una casa, un luogo dove lavoratori e lavoratrici sentano di potere esprimere liberamente sé stessi, i propri desideri e le proprie debolezze.

 

Gino Gini, continua la sua ricerca verbo - visuale sull'alfabeto, individuando la lettera S come iniziale della parola Sindacato. Nella composizione nove parole ( ( statuto, diritto, persone, solidarietà, lavoro, cultura, salute, sciopero) significative rispetto alla funzione del sindacato e dei suoi obiettivi si susseguono, in ciascuna di esse viene evidenziata una lettera, le lettere evidenziate ricompongono la parola sindacato.

Antonella Prota Giurleo in Rosazzurrolilla ha dato forma al dolore delle persone omosessuali derivante dal celare la propria sessualità sul luogo di lavoro per non essere vilipese e derise.
Riprendendo l'espressione di un sindacalista "tirar fuori dall'ombra" per indicare la necessità di vivere liberamente la propria sessualità, l'artista ha recuperato oggetti indicanti diverse professioni e li ha dipinti in toni di rosa, di azzurro o di lilla, ad indicare le sfumature della sessualità di ciascuna persona.
Gli oggetti sono stati poi avvolti nella carta velina nera, l'ombra, Le persone che visitano la mostra possono, se lo desiderano, attraverso il gesto di togliere gli oggetti dalla carta nera, "trarre dall'ombra" quanto meno simbolicamente.

 



11 novembre 2009