Voci di artiste

 


L'ARTE DELLA CURA

di Marcella Busacca

 

Il giorno 14 febbraio 2009 si è tenuto all'Unione femminile di Corso di Porta Nuova 32 a Milano il convegno "L'arte della cura". Lo stesso giorno è stata inaugurata una mostra dal titolo "LA CURA: un'esperienza artistica contemporanea".


Vi partecipano dodici artiste che interpretano in modo personale e originale il tema, partendo, però, tutte da un assunto: la cura è negli aspetti significativi e importanti affidata ai medici, per lo più uomini, ma nella quotidianità e continuità fino alla morte è appannaggio delle donne, che qualche volta si sentono in colpa per non essere all'altezza delle richieste che vengono loro poste.
Una mia amica anziana mi diceva qualche tempo fa "Ci siamo ridotte a curare donne e uomini vecchissimi (i nostri genitori) e noi che siamo in una età in cui vorremmo avere tempo per noi dopo averlo da giovani dedicato ad altri nel lavoro o nella famiglia". Eppure lo sguardo perduto e timoroso di una madre vecchia è una coltellata a fronte del nostro desiderio di lettura, di viaggiare o semplicemente di pensare a noi stesse.

Mavi Ferrando scolpisce una figura "Io ti salverò"

maviferrando

che sembra crollare sotto il peso della responsabilità della cura, ma resiste. Bellissimo l'abito bianco di Marilde Magni "La que sabe"


marildemagni

che si muove leggermente al vento, in realtà è gravato dal peso delle parole che costituiscono il libro che l'autrice ha trasformato in striscioline e ha lavorato ai ferri. Un lavoro tipicamente femminile che si fa per preparare qualcosa di utile; mi fa pensare a un sudario, se la morte è l'esito della malattia.
Antonella Prota Giurleo in "La mia amica curandera e la mamma"costruisce un percorso di dadi di pezza che rappresentano la natura non nella sua potenza, ma nella sua malattia, e ha bisogno di una figlia che la curi.

antonellaprotagiurleo


Maria Amalia Cangiano copre il letto con una garza bianca su cui sono scritte le parole che si devono tenere a mente per non perdere la stima di sé: "Abbi cura di te".


Nadia Magnabosco ha accumulato su un tavolo fino a coprirlo e a farli debordare i pensieri sulla cura che non si confessano o che ci si limita a sussurrare:preghiere o imprecazioni laiche senza il soccorso ipocrita di una fede imposta. Autentici "Pensieri nascosti" che però intuiamo specie se è
una sofferenza conosciuta quella cui ci si riferisce.

nadia magnabosco

Il bianco è dominante nelle opere di Lucrezia Ruggeri:

un comodino che sembra imprigionare i ricordi del malato e di Zina Borgini:

un cuscino e un telo. Un cuore rosso domina la scultura di Celina Spelta,

celinaspelta

due pani e una rosa sono l'omaggio alla nonna di Elisabetta Pagani,

elisabettapagani

mentre Sandra Mazzon

rinchiude in una figura di plastica le preghiere di "Sacro-Profano". Una contorta scultura di rigidi fili bianchi imprigiona "Cavità" di Marilù Cattaneo in cui sprofonda curato e curante.



Due risposte alla malattia nell'opera di Anna Finetti, la medicina occidentale che cura il corpo. quella orientale che cerca una risposta più profonda.

 

(foto di Nadia Magnabosco e Ugo Siciliano)

24 febbraio 2009