Voci di artiste

 


Biennale Donna 2004: "Andata e ritorno: artiste contemporanee tra Europa e America"

di Nadia Magnabosco

Ferrara è una città bellissima e artisticamente vivace come talora solo la provincia riesce ad essere. Fra le tante iniziative la Biennale Donna (organizzata dall’Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali del Comune di Ferrara e dall’Unione delle Donne in Italia e ora giunta ora alla sua undicesima edizione) spicca per unicità, originalità e capacità di sopravvivenza. L'ho visitata pochi giorni fa con Silvana Ferrari nel bel Palazzo Bonacossi che la ospita. Eravamo le due uniche visitatrici e tali siamo rimaste per tutto il tempo della visita, video compreso. Nel non lontano Palazzo dei Diamanti la mostra di Rauschenberg registrava probabilmente in contemporanea un numeroso afflusso. Giustamente d'altra parte perchè si tratta di una mostra ben allestita, ampia e capace di dare un'idea completa del lavoro di questo eclettico artista (noi l'abbiamo visitata con piacere, e in numerosa compagnia, nelle due ore di chiusura della Biennale Donna). Tuttavia colpisce che le stesse persone non abbiano allungato il cammino per vedere le opere delle sei artiste che quest'anno partecipano alla biennale: Marina Abramovic (scultura e video-insatallazione), Louise Bourgeois (scultura), Angiola R. Churchill (installazione), Liliane Lijn (video-scultura), Beverly Pepper (scultura) e Kiki Smith (scultura). Si tratta infatti di artiste contemporanee molto conosciute a livello internazionale, sia in Europa che negli Stati Uniti, che hanno in comune il "nomadismo artistico" e qui pertanto riunite sul tema del viaggio inteso come andata e ritorno in un movimento continuo di ricerca che non ha conclusione. Le opere sono affascinanti anche se non di facile consumo, anzi così dense di significati da fissarsi negli occhi e nel cuore per lungo tempo in attesa di essere lentamente assimilate. In modo particolare mi hanno colpito i lavori di Angiola Churchill e Liliane Lijn, probabilmente perchè non le conoscevo (eppure, oltre che praticarla, seguo con occhio attento l'arte contemporanea!). Si tratta di due artiste che si esprimono con linguaggi estremamente differenti: la prima soprattutto con la manualità, la seconda attraverso la tecnologia. Angiola Churchill (USA, 1922) presenta negli spazi della Biennale una gigantesca installazione di carte bianche fluttuanti, Pandora's Box no. 2,

che vuole significare "L'esperienza che le donne hanno dolorosamente acquisito nel corso della storia: l'amore, la pazienza, la fede, la disponibilità, la sensibilità, il perdono, la riflessione, la pace." E tutte queste virtù femminili le posso davvero intuire dalla delicatezza aerea di queste bianchi mobiles diligentemente e gentilmente ordinati dall'alto con grande varietà di forme, altezze e spessori, che sembrano fluttuare sì nell'aria ma contemporaneamente gravitare verso il terreno per depositarvisi, dando così l'idea di come la leggerezza possa assumere peso e forza. Viene voglia di entrarci in questa installazione, come nella scena di un nevoso paesaggio incantato, e guardare e toccare ogni forma dal basso, ma altre carte e garze bianche chiudono la struttura come in un involucro trasparente ma impenetrabile. "Quante pareti dobbiamo attraversare per riuscire a muoverci e a sopravvivere in un universo che cambia continuamente?" Forse se ci entrassimo crollerebbe tutto, l'amore, la pazienza, la fede, la disponibilità, la sensibilità, il perdono, la riflessione, la pace. Chissà. Restiamo quindi ai margini, in compagnia delle inquietanti ombre disegnate da queste forme sulle pareti della sala, forse a significare che il bianco e il nero, il lato solare e il lato oscuro, convivono sempre nell'essere umano? Il risultato è che usciamo da questa stanza profondamente suggestionate e appesantite dagli interrogativi postici dal lavoro della Churchill. Ma un'altra buia stanza delle meraviglie ci attende con Electric Bride

di Liliane Lijn (USA, 1939), un'imponente e anche terrificante "sposa elettrica" composta in gran parte di fogli di mica e fili elettrici rossi che, ad ogni ingresso nella sala, si illuminano e si muovono evocando una sposa che si dibatte prigioniera dell'ambiente che la circonda, in un oscillare forse dettato dalla calda voce femminile (credo l'artista stessa) che sussurra parole che non capisco (la cui traduzione è però affissa nelle sale). Come bambine ci siamo divertite a varcare più volte la soglia della stanza per mettere in moto questo meccanismo magico e ammirare quel fascio di energia meccanica e tecnologica evocativo di problematiche interiori e sociali che ciascuno può adattare al proprio vissuto e sensibilità. L'artista si avvale di sofisticate tecnologie anche nelle altre due opere che espone in un'altra sala, riuscendo abilmente a potenziare l'intensità dei significati con l'uso di piccolissimi video inseriti in un'ambientazione naturale legata a parti del corpo femminile. Perchè il corpo è al centro della sua poetica: "Il modo in cui mi rapporto con il mio corpo come donna e come artista non può essere separato dalla storia delle donne. Credo che chi ha subito l'imposizione di tante proibizioni e tabù probabilmente sviluppa una formidabile immaginazione, una capacità mentale di uscire da sé stessa." Questa citazione è tratta dal catalogo della mostra,

che ovviamente mi sono precipitata a comperare per avere più informazioni su queste due artiste che non conoscevo. Il catalogo (a cura della bravissima Lola Bonora che abbiamo visto intervistata anche nel video mentre un gatto gironzola non invitato nello studio) è molto ben fatto e completo anche se, come sempre, le immagini riprodotte non rendono la potenza delle opere, almeno di quelle meno conosciute. Si, perchè delle altre quattro artiste presenti alla mostra si sono viste in giro molte più opere: i video della Abramovic sono noti, le sculture della Pepper appaiono su tanti cataloghi di scultura, le opere di Kiki Smith le ho viste recentemente addirittura sulla stampa femminile e che dire poi di quel mostro sacro ormai così celebrato della Bourgeois? Certo questa è un'ottima occasione per vedere dal vero lavori noti (ovviamente mi riferisco sempre agli addetti e agli appassionati) ma magari visti solo sulla carta. Della Marina Abramovic,

oltre ai video, è presente Chair for lovers, dove l'addetta alla sorveglianza presente in sala ci ha invitato a sederci e a guardare verso le sovrastanti cupolette di ametista sostenendo che tolgono la negatività. Sarà stata una suggestione, o la bellezza della mostra, ma almeno per quel giorno mi sono sentita più rilassata verso il mondo. Nella sala dedicata a Beverly Pepper, che crea e realizza in grande,

ho avuto invece per la prima volta l'occasione di ammirare piccole essenziali sculture in bronzo, marmo e ghisa successivamente realizzate in grandi dimensioni. Di Louise Bourgeois ho ammirato un lavoro

che Marilde Magni, grande conoscitrice della Bourgeois, non aveva ancora visto nei suoi numerosi cataloghi. L'unica delusione l'ho forse provata nella stanza dedicata alle opere di Kiki Smith di cui sono un'autentica ammiratrice perchè condivido con lei la passione per certe tematiche artistiche: speravo di vederle trattate anche qui ma le opere sono poche (forse perchè ha in contemporanea una grande retrospettiva a New York) e danno un'idea molto parziale del lavoro di questa artista.

Concludendo, siamo uscite dalla mostra soddisfatte e notevolmente arricchite e consigliamo a tutte di andarci, unendo anche la visita alla mostra di Patti Smith che costituisce la seconda parte della mostra e di cui parlerò a parte.

 

Andata e ritorno - Artiste contemporanee tra Europa e USA

PALAZZO BONACOSSI
Via Cisterna del Follo 5 (44100)
+39 0532232911 (info), +39 0532232944 (fax)
arteantica@comune.fe.it zo
dal 4 aprile al 6 giugno

 

9 maggio 2004