Voci di artiste

 

 

Creatività e politica: un'esperienza

Succede che alla Carrefour, nota azienda commerciale, la direzione decida di non rinnovare il contratto aziendale.
Succede che si provveda a redigere un vademecum nel quale si spiega ai dirigenti come comportarsi in caso di sciopero e si suddividano le persone che lavorano nei vari supermercati, in maggioranza donne, in sicuri, recuperabili, irrecuperabili assegnando rispettivamente i colori verde, giallo e rosso.


Succede che le lavoratrici e lavoratori organizzino momenti di sciopero e di presidio


inventandosi, con la creatività propria delle persone che sanno utilizzare contemporaneamente mani, mente e cuore, una performance che nulla ha da invidiare alle azioni organizzate da artiste ed artisti contemporanei.
Succede che le clienti e i clienti del supermercato si vedano consegnare un volantino nel quale, sotto alle motivazioni dello sciopero, è stampato un buono per ritirare, se rinunceranno agli acquisti, un abbraccio dai dipendenti Carrefour,


abbraccio che potranno ritirare quando vorranno.


Una performance da riprendere e da ripetere con l'allegria e la festosità che hanno caratterizzato il rigore delle richieste nella mattinata del 3 ottobre alla Carrefour di Assago.e che mi fa pensare seriamente al mio essere artista e alla funzione sociale che la mia attività può assumere.
Mi capita frequentemente di parlare con amiche sindacaliste, delegate o donne che lavorano nelle aziende del territorio di Corsico.
Nell'ultimo mese ho sentito sempre più spesso la preoccupazione forte, quando non la disperazione, di fronte alle difficoltà occupazionali ( chiusura di aziende, cassa integrazione, incertezze pesanti e gravi sulle possibilità di futuro lavorativo in tutti i settori, cosiddetti produttivi o di servizio o culturali) e alla limitazione delle libertà personali (indagine sulle opinioni, minacce esplicite a delegate sindacali, tentativi di impedire la partecipazione ad assemblee, rotture inammissibili rispetto alla legalità e allo Statuto dei lavoratori).
Mi sembra che la situazione sia sempre più grave e che richieda, per quanto è possibile, un impegno personale e collettivo delle persone che sentono di non poter semplicemente stare a guardare.
Penso sia possibile organizzare, con chi lo desidera, momenti di attività artistica e culturale, anche conviviali, in occasione di presidi o di iniziative nelle aziende di zona: performances, proiezioni video, spettacoli di lettura e musica e quant'altro possa venire in mente.
Ritengo che una presenza culturale collettiva potrebbe essere importante per diversi motivi:
. far sentire meno sole le persone che vedono in pericolo il loro posto di lavoro e i loro diritti
. fungere da presenza dissuasiva nei momenti di maggiore attrito laddove sia minacciata, dai datori di lavoro, l'intervento delle forze di polizia o dei Carabinieri
. limitare in quelle e quelli di noi che, per il momento, vivono ancora una situazione di tranquillità economica, il senso di impotenza e di insignificanza rispetto all'ingiustizia sociale e al dolore provato da altre e da altri.

Antonella Prota Giurleo


.4 ottobre 2009