Voci di artiste



 


Louise Bourgeois alla Tate Modern di Londra

Splendida Louise!

di Marilde Magni

Louise Bourgeois splendida e inquietante. 96 anni di vita e 70 di lavoro nella grande antologica che la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e il il Guggenheim Museum di New York le hanno dedicato nel 2007-2008.
Per me, che da anni seguo con passione il suo lavoro quasi sempre solo attraverso i cataloghi, l'impatto emotivo delle opere esposte alla Tate è stato molto forte.
All'esterno un gigantesco ragno di bronzo e acciaio, Maman,

all'interno dieci sale piene dei suoi lavori (sculture, installazioni, pitture e disegni dal 1938 al 2007) esposti secondo un ordine cronologico che evidenzia alcuni filoni tematici e figurativi. Dalle Femmes-Maisons, oli su tela degli anni '40, attraverso lavori in legno, lattice, marmo per arrivare alle numerose Cells, installazioni-gabbie degli anni '90, fino ai giganteschi ragni di bronzo e acciaio, ai manichini di stoffa...Motivi, forme e ossessioni che Bourgeois rivisita periodicamente perché " ... uno stesso tema può sparire e riapparire vent'anni dopo". Fa i conti di volta in volta con l'infanzia, il corpo, il sesso, la famiglia, il padre, la madre, i ricordi, passando per l'identità femminile e l'identità sociale.

L'arte di Louise Bourgeois ha attraversato la maggior parte del secolo appena passato.
Nata a Parigi nel 1911 nei giorni del cubismo l'artista nel 1938 si trasferì a New York in seguito al matrimonio con il critico d'arte Robert Goldwater.
La sua prima mostra di sculture fu nel 1949 a New York. Più tardi, nel 1982, fu la prima artista donna a cui fu dedicata una retrospettiva al Museum of Modern Art di New York. Quella esposizione rivelò una grande scultrice che lavorava con i più vari materiali: dal marmo, al bronzo, al lattex e alla stoffa. Da allora i suoi lavori vengono inclusi in importanti mostre, biennali e collezioni in tutto il mondo.


In una mostra così interessante e completa vorrei parlare di alcuni lavori che mi hanno emozionato più di altri.
Uno è The Distruction of the Father, 1974, la prima installazione creata dall'artista.

A prima vista da l'impressione di un corpo/paesaggio astratto. Ma Bourgeois ha parlato a lungo di questa opera: "Questo lavoro è una tavola, l'atroce e terrificante tavola da pranzo della famiglia. A capotavola il padre che siede e mangia avidamente. E gli altri , la moglie, i figli, cosa fanno? Loro siedono in silenzio. La madre cerca di soddisfare il tiranno, suo marito. I figli sono molto irritati ... Così, nell'esasperazione, afferrarono l'uomo, lo buttarono sul tavolo, lo squartarono e iniziarono a divorarlo".
Ed è davvero un lavoro impressionante dal punto di vista emotivo e visivo anche per le grandi dimensioni che rendono l'impatto più forte. Le sagome di cartongesso e latex sono racchiuse in un grande contenitore e il tutto è reso più drammatico da una forte luce rossa. L'insieme ha creato in me una paura indicibile come se tornassero a galla terrori nascosti chissà dove.

Emozionanti poi le "Cells"- una serie di installazioni di grandi dimensioni fatte negli anni '90 - esposte per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1993 nel padiglione degli Stati Uniti d'America (in queste settimane nuove Cells sono in mostra al Museo Capodimonte di Napoli).
Sono la messa in scena di una serie di storie autobiografiche con cui Bourgeois ci fa entrare nel suo mondo interiore e sembra invitarci a camminare nella parte oscura della sua mente dove sono nascosti i ricordi più dolorosi di una vita.

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Evocano cella di punizione, prigione, manicomio o convento. Al loro interno una gran varietà di materiale di recupero o collezioni di oggetti personali - reti arrugginite, cornici di finestre, vecchie porte, mobili, sedie, specchi, parti di tappeti, sculture- usate per creare spazi chiusi, claustrofobici che rendono tangibile la sua inquietudine esistenziale. Ognuna esplora, attraverso una metafora, l' aspetto di una pena umana o sofferenza. Secondo Bourgeois: "Cells rappresentano differenti tipi di dolore: fisico, emotivo e psicologico, mentale e intellettuale Ma la domanda è quando l'emozione diventa fisica? Quando il fisico diventa emozione?". Sono come cellule di un mondo che entra in relazione con altri.

La prima che si incontra è Cell (Choisy), 1990-3,

  

un'immagine di grande solitudine e minaccia. E' la riproduzione in marmo rosa, con le dimensione di una casa di bambole, della casa della sua infanzia con sulla facciata una serie di finestre aperte sull'interno vuoto. Chiusa in una gabbia di ferro, con una grossa ghigliottina che la sovrasta, rappresenta la vulnerabilità della famiglia e forse la perdita dell'infanzia.

Poi Cell (Eyes and Mirrors), 1989-93

  


un gabbia piena di occhi e specchi che scrutano e spiano i nostri movimenti e il nostro intimo. Tremenda la sensazione di non poter avere un luogo in cui rifugiarsi: non si può scappare nè avere segreti.

O come Passage Dangereux, 1997


una enorme gabbia di ferro arruginito che rievoca tempi passati e vite vissute. Chiusa da tutti i lati, è suddivisa in tanti spazi interni ristretti che contengono oggetti carichi di polvere e di storia personale: sculture, ossa, cuscini , pezzi di arazzi, una sedia da tortura... 


Il "passaggio" del titolo è un riferimento sia allo spazio interno alla struttura simile a

un corridoio che al passare del tempo.

Ci viene incontro il rosso - colore del sangue o della passione - delle due Red Room, che si possono vedere sia separate che in relazione tra loro e che rendono la forte tensione che c'è in famiglia tra intimità e estraneità.
La più piccola è quella dei bambini Red Room (Child), 1994


con rocchetti di filo, motivi a spirale, mani troncate ma intrecciate...

e Red Room(Parents), 1994


il letto rosso è un'arena per il gioco, il piacere, la pena, la tragedia e la perdita. Il piccolo cuscino ricamato Je t'aime è un segno di intimità, la custodia dei violino e il treno giocattolo suggeriscono i piaceri dell'infanzia.

Alla fine delle tre stanze occupate dalle Cells incombe Precious Liquid, 1992


una stanza claustrofobica, simile a un'enorme torre di legno per l'acqua come quelle che stanno sui tetti di New York, in cui si può entrare attraverso una stretta porta. All'interno un letto di ferro, una serie di bocce di vetro, sfere di alabastro e di gomma, di fronte è appeso un lunghissimo cappotto nero - l'uomo nero della nostra infanzia? - che ingloba un abito da ragazza.
Per l'artista e' uno spazio psichico che "parla di una ragazza che crescendo scopre la passione invece del terrore. Smette di essere spaventata e sperimenta la passione..". All'esterno la scritta Art is a Guaranty of Sanity, che un po' riassume la filosofia artistica di Louise Bourgeois.

Questa mostra conferma che Louise Bourgeois è una brillante narratrice di storie e ha una vita intensa e inquietante da raccontare: "Sono stata all'inferno e ritornata. E, làsciatelo dire, è stato stupendo".

25 ottobre 2008