Voci di artiste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Mary Cassatt - Da Pittsburgh a Parigi
di Katia Ricci
Selene Edizioni, 2002

l'Altra Metà dell'Arte

recensione di Nadia Magnabosco


Autoritratto, 1878

"La libertà è il bene più grande in questo mondo"
Mary Cassatt

Ancora una volta la Selene Edizioni ci regala un piccolo gioiello dell'Altra Metà dell'Arte che recupera dai deserti della memoria l'attività artistica delle donne del passato, continuando un'opera di ricostruzioni monografiche che, iniziata nel 1997, mi auguro includerà presto altri titoli. Di certo mancava in Italia un'opera monografica su questa grande protagonista dell'impressionismo, molto valorizzata e conosciuta in America, ma presenza come altre piuttosto ignorata nel panorama artistico italiano o talora liquidata come "pittrice di mamme e bambini" o, peggio ancora, come amante di Degas.
Katia Ricci, insegnante di storia dell'arte e studiosa dell'arte delle donne, ci dona invece un ritratto a tinte vibranti di quest'artista, la spoglia dagli stereotipi e dalle superficialità di giudizio, la colloca nel proprio tempo storico, ne svela i desideri, la pone in relazione con le altre artiste sue contemporanee e con i personaggi femminili che dipinge, la segue nella sua evoluzione di donna e di artista e la avvolge in una luce chiarificatrice che, annullando un secolo e mezzo di differenza, fa di Mary Cassatt un modello ancora forte e attuale.

Mary Cassatt fotografata dopo il 1900

La vita di Mary Cassatt, un po' come quella di Berthe Morisot, non è di quelle travagliate che danno pathos al racconto : nasce nel 1844 in una ricca famiglia americana che, sia pur con la cautela tipica dell'epoca, la sostiene e la supporta nelle sue scelte artistiche, e soprattutto la circonda di affetto e di buone relazioni. Forte e determinata nel perseguire il suo desiderio di trasformare la sua passione per l'arte in una carriera professionale, la Cassatt decide di trasferirsi definitivamente a Parigi nel 1872, dove successivamente anche la famiglia la seguirà, per frequentare gli ambienti degli impressionisti e conquistarsi una solida posizione. Non si sposa, non ha figli, si impegna nel lavoro e mantiene un'intensa vita affettiva e di relazioni. Nella pittura rappresenta i propri spazi privati in modo assolutamente libero e originale, difendendo - come la Morisot - la propria singolarità e femminilità, ammirata per questo anche da Degas. Katia Ricci fa un'analisi accurata della sua evoluzione artistica esaminandone le opere e individuando, nel panorama artistico dell'epoca, i due punti forti del suo lavoro: il rapporto dell'artista con l'infanzia e con l'immagine della donna che rappresenta nelle sue opere.
In particolare ci mostra come la Cassatt, attraverso i suoi ritratti di bambini, sviluppi una sua particolare riflessione sull'infanzia che ne mette in evidenza la modernità. I "suoi" bambini reclamano una loro autonoma soggettività, espressa attraverso sguardi consapevoli e indagatori, mai leziosi.               
Uno dei quadri più belli e inquietanti della Cassatt è infatti "Bambina in una poltrona blu" del 1878

in cui l'artista, scrive Katia Ricci, "esercita uno sguardo assolutamente originale", cogliendo la bambina in un atteggiamento non convenzionale che manifesta "chiari segni di disagio rispetto alle costrizioni, nel suo cercare una propria comoda posizione, nel suo desiderio di abitare uno spazio diverso" che "preannuncia la nascita della "nuova donna". Forse troppo nuova per quei tempi, dal momento che il dipinto, inviato alla sezione americana dell'Esposizione Universale fu rifiutato". Come non vedere in questo quadro un precursore dei lavori di tanti artiste contemporanee sul tema delle bambine e della formazione dell'identità femminile?
La Cassatt lega strettamente l'infanzia al rapporto con la madre, tema invece poco studiato dagli artisti suoi contemporanei, che esprime in una serie di interessanti quadri in cui vuole "indagare a fondo quel legame speciale, di cui tutti gli esseri umani fanno esperienza, intuendo che lì c'è l'origine e il valore della capacità umana di relazionarsi, per farne una possibile leva di trasformazione."  

Giovane madre che cuce, 1901

Le sue immagini di madre-figlia/o sono davvero particolari perchè mostrano una grande intimità che non arriva tuttavia alla confusione o alla fusione fra le due figure, che mantengono invece ben intatta la loro singolarità e soggettività.

Colazione a letto, 1897


Significativo è anche nella sua esperienza il rapporto stabilito dalla Cassatt con la propria madre che diventa frequente soggetto della sua pittura: "Spesso rappresentò la propria madre da sola, non con i figli, per mostrare la maternità non come potere di dare la vita, ma come origine della creatività. In momenti diversi della propria vita l'artista sentì il bisogno di ritornare al suo luogo di origine, per riscoprirvi la fonte del linguaggio, del desiderio di continuare - lei che aveva scelto di restare solo figlia - l'opera creatrice della madre, atttraverso la produzione artistica."

Leggendo le Figaro, 1878

Valorizzando la madre, che mostra intenta in inconsuete attività intellettuali, la Cassatt valorizza tutte le donne protagoniste dei suoi dipinti. "Senza appiattirsi sulla tradizione, ma senza rinnegarla, Cassatt indagò sulla differenza femminile in anni in cui si faceva strada a fatica l'idea dell'emancipazione e dell'uguaglianza" afferma la Ricci, seguendo il solco di tutte le più recenti studiose d'arte che concordano sul modo "nuovo" con cui essa rappresentò l'immagine della donna, lontano dalla consuete convenzioni di bellezza e passività. Le sue protagoniste sono donne reali che leggono, che osservano, che mostrano un atteggiamento meditativo e riflessivo verso la vita.

Nel palco, 1879

Donna che legge, 1878

All'opera, 1880

Alla base di queste rappresentazioni c'è ancora una volta il buon rapporto con cui la Cassatt ha saputo relazionarsi all'universo femminile che la circonda: la sorella, le amiche e le altre artiste. Forte è il legame affettivo con la sorella maggiore che diventa anche modella privilegiata, ispirando una serie di splendide tele ormai famose. Scrive la Ricci: "Come le opere in cui raffigurò la madre, anche queste sono esenti da sentimentalismi, perchè, pur ritraendo la sorella amorevolmente,Cassatt era interessata a raccogliere soprattutto un rapporto di tipo intellettuale e di scambio, non solo familiare".

La tazza di the, 1879

                         Il giardino, 1880

Interessante è anche il suo lungo e fertile rapporto con l'amica Louisine Havemeyer, molto attiva nel movimento per il suffragio femminile, di cui la Cassatt è sostenitrice, e

Ritratto di Louisine Havemeyer, 1896

con cui condivide la passione per un collezionismo d'avanguardia, e con Bertha Palmer, una delle principali organizzatrici del Woman's Building, eretto in occasione della World's Columbian Exposition di Chicago del 1893. Fu proprio Bertha Palmer ad assegnare a Mary Cassat l'incarico di eseguire un pannello murale che rappresentasse la Donna Moderna, opera purtroppo andata perduta e di cui Katia Ricci ci parla diffusamente nel suo libro.
Ma ancora più interessante è il suo rapporto con un'altra artista, Berthe Morisot, con cui condivide molte cose: anzittutto il successo in un ambiente artistico sino ad allora quasi esclusivamente maschile, importanti e supportanti relazioni familiari e sociali, la passione per la sperimentazione, l'attenzione per il mondo dell'infanzia e la figura femminile, l'autonomia, l'indipendenza e la specificità del loro essere donne e artiste. Entrambe restano un'importante testimonianza della capacità di lavorare in modo da ottenere fama e libertà artistica senza sacrificare la propria identità femminile condivisa con altre donne.
Mary Cassatt muore nel 1926, dopo molti anni di inattività artistica a causa della perdita della vista.