Voci di artiste

 


XI Biennale Donna: Patti Smith - Strange Messenger

di Nadia Magnabosco

Patti Smith è presente a Ferrara con una mostra dei suoi lavori organizzata nell'ambito dell'XI Biennale Donna (vedi: biennaledonna) che insegna come l'espressione di sé possa asssumere strade molteplici che si possono intrecciare in un gioco di incontri e fughe che diventa a sua volta opera d'arte. Poesia, musica, oggetti, parole, immagini, figure, foto, con supporti tradizionali o tecnologici, ogni cosa può diventare veicolo di emozioni e incanalarsi in un flusso che assume forza man mano che coinvolge la sensibilità di altre compagne/i di strada. Patti Smith è un'artista che ha sempre avuto questa capacità di coinvolgimento. Molti la conoscono e la ammirano dagli anni sessanta della beat generation per la sua poesia e la musica ma anche per la capacità e il coraggio di denunciare, attraverso essa, le contraddizioni del mondo occidentale. Una donna complessa, completa, sensibile e tormentata, capace di cambiare restando però sempre e solo sé stessa. Ciò appare anche dalle opere esposte a Ferrara che riflettono un interesse di trent'anni verso la pittura ma anche una documentazione visiva delle sua angoscia di fronte ai problemi della guerra e della violenza. I mezzi che usa per esprimersi sono, come ho già detto, molteplici ma la parola scritta è una costante. Con le parole costruisce forme, giochi calligrafici e immagini suggestive, usandole come fossero colori. Il linguaggio supporta anche i lavori più intimisti come gli autoritratti colorati degli anni settanta schizzati con gesto nervoso e ripetuto

e diventa segno ossessivo nei lavori più recenti dove esplora temi più vasti

come i simboli religiosi e, dall'11 settembre, la violenza del terrorismo. In questi lavori è centrale il simbolismo della catastrofe, rappresentato dalle macerie della Torre Sud che la Smith rielabora ispirandosi alla Torre di Babel di Bruegel. "Siamo ancora i figli di Babele. Che parlano lingue diverse, incapaci di reciproca comprensione. I pianti tra le macerie di quel colossale sfacelo sono nostri. La torre di Babele deteneva l'immaginazione collettiva dell'Uomo. Ma penetrarono illegalmente i sogni di Dio. La loro capacità di comunicare fu disorientata per punire la loro mancanza di umiltà. Quando forse ci umilieremo come popolo, comunicheremo nuovamente."

Anche qui le parole continuano ad essere il cuore dell'opera. In South Tower l'immagine della torre è ricreata con le parole del Vangelo Esseno della Pace che sembrano voler così tenere insieme la torre stessa. "Ci sia data saggezza e, nel riceverla, ci sia dato anche il coraggio morale di esercitarla. Ci sia data libertà dall'odio affinchè possiamo raggiungere l'armonia. Ci sia data la forza di cercare di comprenderci l'un l'altro."

maggio 2004