Voci di artiste

 


La giovane studiosa Gaia Tominetti si è recentemente laureata presso la Facoltà di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Milano - Corso di Laurea in Storia e Critica dell'Arte - con una originale e coraggiosa tesi sull'arte di genere "MODULAZIONI NELL'ARTE DI GENERE. IL CASO DELLA "GALERIE DES FEMMES" DI PARIGI" dedicata alla nascita e alla attività della Galerie des femmes di Parigi. L'ultimo capitolo della tesi è invece dedicato a "Riscontri italiani dell'esperienza della cultura artistica femminile" ed è quello che riportiamo di seguito per gentile concessione dell'autrice. Nell'ultima parte Gaia Tominetti esamina anche l'esperienza di associazionismo che ha portato all'esistenza di questo sito.

 


3.1 La Libreria delle donne di Milano

In Italia, come in buon parte del mondo occidentale, nasce un Movimento delle donne, alla ricerca della propria identità culturale e sociale. Il caso delle Libreria delle donne di Milano rappresenta una delle numerose realtà di questo movimento politico.
Una Libreria delle donne, su ispirazione della librairie des femmes di Parigi apre il 15 ottobre 1975 in via Dogana a pochi passi dal Duomo. Qui ha sede fino a gennaio 2001, quando si trasferisce nell'attuale sede di via Calvi 29.
Il progetto nasce come in Francia nella volontà di recuperare e mettere in evidenza la presenza femminile nell'editoria nell'esigenza di affermare la diversità del proprio sesso e della propria condizione.
Per la realizzazione del progetto è stata fondamentale la raccolta fondi a cui hanno dato un necessario contributo nove artiste italiane: Carla Accardi (fig 3), Mirella Bentivoglio, Valentina Berardinone, Tomaso Binga, pseudonimo di Bianca Menna, Nilde Carabba, Dadamaino, Amalia del Ponte, Grazia Varisco e Nanda Vigo che hanno sostenuto l'apertura della libreria realizzando e vendendo grafiche che hanno preso il nome Cartella delle artiste presentate dalla critica d'arte Lea Vergine. Interessante è la loro testimonianza: "Questa cartella è nata come nostro momento di solidarietà verso il movimento delle donne e in particolare verso la Libreria delle Donne che si apre quest'anno a Milano. Ognuna di noi vi ha collaborato gratuitamente e le grafiche sono state pensate specificamente per questa occasione. A noi è sembrato, realizzando questo lavoro, che fosse un passo per assumere in prima persona il nostro essere artista-donna e iniziare in qualche modo il nostro processo di identificazione e di riconoscimento. Fare in gruppo una cartella di grafica è stato un gesto relativamente semplice, ma ci siamo accorte che, al di là dell'occasione, esso in realtà ha smosso le acque di situazioni che parevano scontate, ha fatto riemergere dei problemi basilari quali quelli della creatività, della competitività, del potere, e ci ha fatto intravvedere la possibilità di nuovi comportamenti. Intanto, per cominciare, un primo gesto di ordine pratico di questa volontà di modifica e di trasgressione, è nell'aver deciso di mettere in vendita la cartella ad un prezzo politico, cioè bassissimo, di lire 200.000. Desideriamo volutamente ignorare la logica del mercato dell'arte (forzato mantenimento di prezzi ad un certo livello) e vogliamo che la cartella delle donne sia accessibile al maggior numero di persone anche fuori dei tramiti tradizionali delle gallerie d'arte. La scelta di fare questo lavoro insieme ci ha portato a fare questa seconda scelta diversa nei confronti della distribuzione. E' un piccolo inizio. Altre donne compiono altre azioni, inventano altri gesti. Un giorno tutti questi gesti si potranno incontrare."
La Libreria vuole essere oltre ad un luogo in cui si vendono opere fatte da donne: saggi, romanzi, libri per bambini, quadri, grafica, dischi, fotografie, anche un luogo in cui si raccolgono esperienze ed idee da far circolare, in concreto vuole essere un punto d'incontro per discutere e promuovere opuscoli, manifesti. Nel volantino di apertura della libreria le donne scrivono: "Pratica della nostra lotta è stata la presa di parola, l'interrogarsi sullo sforzo per trovare spazi espressivi fatti da noi e dalle donne prima di noi , quasi sempre nell'isolamento, nella distorsione e nella censura."
Il negozio si trova a piano terra, mentre nel soppalco si svolge il lavoro di amministrazione e nel seminterrato vi è l'archivio e un bar.
Non vi sono gerarchie all'interno della libreria: vi lavorano a turno una ventina di donne volontarie che si autofinanziano e si organizzano attraverso un circolo cooperativo.
Il contatto con la strada è molto importante, la Libreria è un luogo di apertura e invito alla partecipazione delle donne: "Come ogni negozio dà sulla strada e chiunque può entrarvi. E' stata realizzata perché le donne possano servirsene"
La scelta di aprire una libreria promuovendo opere di sole donne risponde all'esigenza di diffondere il loro pensiero affinché diventi una ricchezza collettiva nella duplice esigenza di affermare la differenza sessuale e di radicare nel passato il lavoro politico del presente.
Le basi politiche su cui la Libreria si fonda si rintracciano in quei piccoli gruppi di donne che tra il 1970 e il 1974 si riuniscono per praticare l'autocoscienza. Lo scambio tra donne in questo contesto avviene soprattutto attraverso lo scambio di parola: si parte dalla propria esperienza per farla diventare parte di un corpo sociale che giunga a modificare le regole della società.
L'autocoscienza ha costituito il punto di partenza per l'invenzione di una pratica politica autonoma in cui tematiche come il corpo, la sessualità e il vissuto emotivo sono poste al centro dell'attenzione.
Dal 1975 subentra nelle donne una volontà di fare e produrre, tendenza che si coglie nella rivista "Sottosopra" che dal 1973 anticipa i principali temi e problemi affrontati dalle donne negli anni del grande dibattito femminista.
Nel 1975 nascono oltre alla Libreria delle donne anche la Biblioteca delle donne di Parma e la casa editrice La Tartaruga e presto si diffondono biblioteche e centri di documentazione.
Come per il Mouvement de libération des femmes, si assiste da parte delle donne italiane alla volontà non tanto di parità con l'uomo, quanto di libertà femminile: " I fatti e le idee che comunemente sono messi sotto il nome di femminismo, sono in realtà da considerarsi come la nascita di una genealogia di donne, ossia un venire al mondo di donne legittimate dal riferimento alla loro origine femminile."
Fondamentale è l'incontro con il gruppo Psycanalyse et Politique di Antoinette Fouque che già ha formulato il concetto di differenza sessuale. Per qualche anno vi sono degli incontri e dei convegni che coinvolgono le donne italiane a confronto con quelle francesi. Nel 1972 hanno luogo due incontri internazionali in Francia: uno a Tranche-sur-mer e un altro a Vieux-Villez durante i quali le italiane assorbono l'utilizzo della psicanalisi attraverso l'analisi dei testi di Freud e Lacan.
Fino a quel momento le donne italiane praticano l'autocoscienza senza l'utilizzo della psicanalisi, ovvero senza considerare l'inconscio, concetto che rompe il compatto e rassicurante fronte della razionalità trasgredendo la cultura dominante.
Il legame tra politica e psicanalisi è importante in quanto si stabilisce una stretta interazione tra il cambiamento del sé e quello del mondo, tra il particolare e l'universale.
Da questo momento in poi all'interno del Movimento delle donne, si delineano due filoni principali, uno che privilegia un discorso di riflessione-autocoscienza, l'altro più orientato a un'analisi ed una prassi di intervento politico in cui prevale la dimensione socio-economica.
La Libreria delle donne si pone l'obbiettivo di trovare le forme politiche più adatte ed efficaci per la liberazione delle donne, che devono avere coscienza della forza della propria sessualità. Per questa ragione una lunga fase del lavoro della Libreria è costituito nella ricerca di un "linguaggio sessuato" attraverso la lettura delle scritture femminili: Virginia Woolf, Jane Austen, Charlotte Bronte, Elsa Morante e molte altre.
L'obbiettivo principale della Libreria delle donne è riuscire a sostentarsi senza l'aiuto della politica istituzionale, senza l'appoggio a nessun partito, ma solo attraverso rapporti diretti: "Niente a che vedere con istituzioni, partiti o gruppi omogenei. La chiamiamo politica del partire da sé; nasce dalla riflessione sull'esperienza che ciascuna fa, dallo stare insieme in un'impresa di donne ma anche nel mondo e si basa sulla relazione."
Oggi la Libreria, trasferitasi nel 2001 in via Calvi, resiste coraggiosamente attraverso un organizzazione ridotta al minimo gestita da circa 40 donne, proseguendo con una linea di antipolitica lontana dai partiti e dalle istituzioni.
Al passo con i tempi, organizza la sua attività attraverso un sito WEB che ha l'ambizione di intrecciare reale e virtuale, possiede un fondo di testi esauriti e introvabili consultabili, e conta su una quantità complessiva di opere che supera i 10.000 titoli.
Il sito, www.libreriadelledonne.it, inaugurato il 6 febbraio 2001 e rinnovato nel 2013, è risultato dell'impegno e del lavoro di molte donne con diversa disponibilità di tempo e passione che si riuniscono ogni giovedì alle 19.00 per valutare e decidere sulle proposte di contributi, articoli, video, eventi ecc. da mettere o segnalare nel sito, cioè per discutere di politica delle donne. Il gruppo di lavoro è formato da un nucleo stabile, da alcune persone che vanno e vengono e da ospiti occasionali ed è aperto a chi desideri contribuire attivamente allo scambio e al lavoro.
La libreria è inoltre autrice di pubblicazioni in proprio e delle riviste "Via Dogana" che dal 1991 esce trimestralmente e tratta svariati temi di indirizzo politico. Dal 2012 la rivista si è ammodernata nella grafica e in una redazione allargata e dal numero 100 la rivista dedica ad ogni uscita un articolo all'arte, alle sue protagoniste femminili e alle sue iniziative, come la mostra Iscrizione del femminile nell'arte contemporanea descritta dalla curatrice Uliana Zanetti nel numero 105 di "Via Dogana". La Libreria ha inoltre dato ispirazione alla rinascita web della rivista satirica a fumetti "Aspirina", ideata da Pat Carra, da sempre in stretta collaboratrice della Libreria.
Aspirina è stata pubblicata dalla Libreria delle donne dal 1987 al 1991, realizzando anche l'inserto SottoSotto nelle pagine centrali della rivista "Noi donne". Dopo 22 anni di assenza è tornata online nel 2013, in seguito all'incontro femminista realizzato a Paestum nello stesso anno, dove le curatrici hanno sentito il desiderio di ridere un po' dopo tante riflessioni impegnative e ridarle vita con una redazione rinnovata in cui sono presenti molte giovani, collaborazioni maschili e contributi dall'estero.
In occasione del suo ritorno sul web, ha partecipato alla mostra Il segno rosa. Percorsi espositivi tra satira, umorismo e fumetto presso WOW museo del fumetto di Milano dove Aspirina ha realizzato un' installazione che riporta la rivista online alla sua origine di esperienza relazionale, manuale, viva. Al centro dello spazio, su grandi espositori, lunghe strisce di carta disegnata e scritta. Appesi alle pareti, fanno da sfondo i numeri della edizione anni Ottanta con menabò e materiali originali.
Aspirina raccoglie scritti, video e disegni di autrici che, da donne e da femministe, ironizzano sulle donne e sul femminismo, con uno spirito leggero e libero: "Non prendersi troppo sul serio, sembra essere il motto che le accomuna, pur nella eterogeneità di percorsi, forme, contenuti, accenti, che mostra quanto le donne siano diverse tra loro."
La Libreria è centro di incontro per moltissime donne e anche uomini nell'adiacente Circolo della Rosa all'interno del quale si svolgono riunioni, discussioni politiche, proiezione di film e organizzazione di mostre. Il Circolo della Rosa è nato a Milano nel 1990 su iniziativa di 50 donne(fig.10) con il progetto di promuovere una libera circolazione del sapere femminile e di essere un luogo di pratica di relazione. Ha avuto sede in via Cesare Correnti fino al 2001 in un bellissimo palazzo ottocentesco quando si è trasferito in Via Calvi in un grande spazio connesso alla libreria.
Nel programma di attività culturale del Circolo della Rosa nel 2001 è nata, dall'idea e dal finanziamento di Corrado Levi, La quarta vetrina, ovvero l'esposizione presso una vetrina del circolo, di mostre di arte visiva di giovani artisti e artiste.
Corrado Levi è artista, architetto, critico d'arte e professore di composizione architettonica presso il Politecnico di Milano, in stretta amicizia con la scrittrice Lia Cigarini, tra le principali fondatrici della libreria, propone di esporre le opere dei suoi studenti presso una vetrina del circolo di cui progetta la ristrutturazione insieme all'architetto Stefania Giannotti.
Oggi il Circolo si presenta come un ambiente molto piacevole con graziose poltroncine giallo ocra e rosse dove siedono le donne durante le riunioni e ampi tavoli dove le donne mangiano dopo gli incontri, dal momento che è presente anche una cucina molto attrezzata. Alle pareti sono appese, in maniera permanente, opere di Carla Accardi, Lia Ponti e altre.
Dal 2006 La quarta vetrina è curata dall'artista bolognese Donatella Franchi, artista dedita alla produzione di libri d'artista, la quale si occupa, attraverso l'elaborazione di scritti, del cambiamento di prospettiva che il pensiero delle donne, a partire dagli anni '70, ha generato nelle pratiche artistiche e nella storia dell'arte organizzando incontri seminariali e con singole artiste. Molto importante è il suo testo Matrice, pubblicato dalla Libreria delle donne nel 2004 e nato da un convegno sulle pratiche artistiche delle donne, La novità fertile, che Donatella ha organizzato a Bologna nell'ambito di Bologna 2000, città della cultura e da cui sono nati incontri e occasioni di scambio con singole artiste e pratiche creative.
Da Matrice emerge il pensiero sull'arte delle donne e la novità apportata dal femminismo in questa disciplina attraverso la coscienza della creatività come fatto relazionale e l'uso di nuove tecniche espressive come la body art, l'uso del video e la performance che escono dall'unicità dello sguardo maschile: "Ho vissuto il femminismo degli anni Settanta prima di tutto come un movimento che apriva strade di trasformazione e di scoperte, un movimento che metteva in circolazione amore e desiderio per la creatività femminile, come non era mai accaduto prima."
Matrice
, vuole essere un nome che cambia il segno al gesto artistico, non più inteso come bel gesto individuale, ma come una pratica molto concreta, che mette in relazione: l'arte non si riferisce più solo a sé stessa e non è più un pretesto per la celebrazione di sè ma diventa uno strumento di riflessione su stessi e sui rapporti umani.
Alla ricerca di un'arte che faccia riflettere e che crei relazioni, Donatella seleziona per La quarta vetrina, alcune artiste come Claudia Losi, Annalisa Cattani e Libera Mazzoleni.
Il 18 febbraio 2006 Claudia Losi, artista che fonda la sua ricerca su uno stretto rapporto con la natura, attraverso diverse tecniche legate spesso al lavoro manuale come il ricamo e il cucito, proietta due video realizzati nel 2004: nel primo Places, Appennini, sei donne provenienti da diverse parti del mondo ricamano insieme all'artista in un giardino in piena fioritura, raccontando aneddoti e favole nella loro lingua, nel secondo Places, Ittiri, Sardegna, sei donne anziane ricamano in un orto. Il valore del risultato finale è dato anche da eventi, emozioni e luoghi che il lavoro collettivo ha trattenuto fra trama e ordito e punti di ricamo.
Il primo marzo del 2008 espone Annalisa Cattani, docente di linguaggi della pubblicità presso l'Università di Trieste e operante nell'ambito dell'arte pubblica attraverso l'uso della performance. Presso il Circolo della Rosa presenta un'installazione sonora inerente al suo lavoro Le ragazze di Trieste realizzato nell'ambito di Public art a Trieste e dintorni.

Si tratta di un singolare omaggio alle ragazze di Trieste rinchiuse nell'ospedale psichiatrico, le cui le voci sono rievocate con registrazioni sonore inserite nelle statue di piazza del'Unità, raffiguranti donne intente a cucire bandiere per i soldati italiani a cui sono aggiunti drappi di tessuto con i nomi delle ricoverate, capovolgendo totalmente il senso originario delle sculture. La performance, realizzata in un punto nevralgico della città, catalizza le attenzioni dei passanti incuriositi e sbigottiti di fronte al suono delle voci femminili provenienti dalle statue.
Le mostre sono anche motivo di dibattito sulle artiste come nel caso di Libera Mazzoleni, la cui attività viene discussa da Donatella Franchi e Zina Borgini il 28 settembre 2009 in vista dell'esposizione per La quarta vetrina della sua opera …ma sono anche blu a pois rossi facente parte della raccolta di pannelli in acrilico Gli altri colorano la nostra vita realizzata nel 2001. Le due studiose analizzano il percorso complesso e poliedrico dell'artista, iniziato negli anni '70 con la partecipazione a MAGMA nel 1976, la prima rassegna internazionale di donne artiste tenutasi in Italia, e proseguito con l'uso di svariate tecniche espressive come la scultura, la fotografia, la pittura, i libri illustrati e la performance con l'obbiettivo di "fare in modo che l'opera racconti, sia pure nella forma del frammento, un po' di quel dinamismo di emozioni e di pensiero che viene dal mondo e che si vorrebbe, che nell'opera si incarnasse."
Uno dei lavori più interessanti della Mazzoleni è quello sul tema, da lei molto sentito, del dolore, in particolare nella sua produzione fotografica digitale del 2006-8 I muri della mente,

nel quale si immedesima nella condizione delle donne palestinesi inserendo il suo volto, a volte serialmente riprodotto, all'interno di contesti di guerra e violenza della realtà palestinese.
Anche Donatella Franchi espone per La quarta vetrina con la mostra fotografica Arte come cura della vita, che affronta il rapporto dell'artista con la madre centenaria e caduta in una forte depressione: "per stare accanto a mia madre ho cercato di mettere a fuoco i gesti con cui si esprimeva. È sempre stata una lettrice, e anche negli anni della sua vecchiaia teneva sempre un libro in mano, con delicatezza, come un corpo vivo. Era il suo legame con la vita, con la propria storia. Ho fotografato così le sue mani che reggono il libro o riposano su di esso, ispirandomi alla grande tradizione artistica dei ritratti, dove i personaggi, spesso malinconici e pensosi, tengono in mano un libro…"


L'artista ha scoperto un'iconografia, diffusa nella pittura antica, in cui Sant'Anna insegna a leggere a Maria bambina e presente anche nel Ritratto di gentildonna con bambina di Lavinia Fontana, dove la madre passa il libro nella piccola mano della figlia. Donatella riutilizza quest'immagine nelle sue fotografie dove si crea un confronto tra passato e presente, gioventù e vecchiaia, ma dove la lettura non ha età: "Il libro tra le mani investe i personaggi di una pensosità solenne, un'intimità con se stessi, a volte una malinconia assorta, come quella che fin da bambina spiavo sul volto di mia madre lettrice."
Nell'opera di Donatella si coglie il tentativo di fare dell'arte un'azione sulla vita, di utilizzare la creatività come fonte di sostentamento per affrontarla al meglio.
Oltre alle esposizioni che continuano a susseguirsi presso il Circolo della Rosa, sul sito web della libreria Zina Borgini cura la pagina Liberarte, nella quale segnala e raccoglie contributi, incontri, notizie sulle artiste.

3.2 La Fondazione Elvira Badaracco

La Fondazione Elvira Badaracco è nata nel 1994 dalla trasformazione istituzionale del Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia con lo scopo di promuovere lo studio della cultura e dell'esperienza politica e sociale delle donne, con specifica attenzione alla storia del femminismo e dell'associazionismo femminile.
La Fondazione si pone l'obbiettivo di incrementare lo studio della realtà complessiva delle donne e di attivare ulteriori settori di approfondimento definiti nell'ambito della pianificazione delle proprie attività. In questa direzione, accanto all'accrescimento del patrimonio politico e culturale ereditato, la Fondazione riconosce l'opportunità di valorizzare tutte le forme di lavoro delle donne.
La Fondazione è dedicata ad Elvira Badaracco nata ad Alessandria il 22 maggio del 1911, da adolescente trasferitasi a Milano dove, nel 1979, con Pierrette Coppa fonda il Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia. All'inizio il Centro trova ospitalità presso la Fondazione Feltrinelli per trasferirsi, nel 1991, presso l'Unione Femminile Nazionale, sede storica delle donne milanesi. Il 12 novembre 2009 la Fondazione ha inaugurato la nuova sede presso i locali di Via Menabrea 13 a Milano.
Lo sviluppo del Centro e il suo consolidamento, dovuto soprattutto alla dedizione della stessa Elvira Badaracco, che ha saputo coordinare una segreteria nazionale formata da studiose di diversa provenienza e competenza, hanno confermato in lei la convinzione che fosse necessario garantire a questa istituzione di ricerca e di studio un futuro solido, anche attraverso la trasformazione della sua forma istituzionale.
Questa convinzione è espressa da Elvira Badaracco nel suo testamento, redatto nell'aprile del 1993, con il quale dispone che il Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia diventi una Fondazione con finalità analoghe a quelle del Centro ma con maggiori prospettive di sviluppo e di rafforzamento, tutelate in parte dal reddito di una proprietà immobiliare da lei lasciata alla Fondazione.
Elvira Badaracco muore a Milano il 21 gennaio del 1994 e il dicembre 1994 viene costituita formalmente la Fondazione ad opera di Annarita Buttafuoco, nominata dalla stessa Badaracco, nel suo testamento, garante a vita del patrimonio economico, culturale e politico da lei lasciato.
Tale funzione, alla morte di Annarita Buttafuoco, avvenuta nel 1999, viene trasferita a Marina Zancan, presidente della Fondazione dalla sua costituzione.
L'attività della Fondazione si pone in continuità con l'esperienza del Centro di studi storici, nella prospettiva di valorizzare e conservare i fondi archivistici attinenti alla storia delle donne, di costruire una biblioteca specializzata sulle riflessione politica e culturale femminile e portare avanti la ricerca sui grandi temi della storia delle donne.
Inoltre la Fondazione è attiva nell'organizzazione di convegni, seminari, dibattiti e conferenze oltre alla pubblicazione di testi e materiali frutto della Fondazione stessa ed è in contatto con istituzioni italiane come l'Università degli studi di Siena dove è attivo un settore di ricerca di storia delle donne e con centri europei come la Feminist library and informative center di Londra o il Centre de recherce sur le femmes européennes di Bruxelles.
Il patrimonio archivistico della Fondazione Badaracco, riconosciuto di notevole interesse storico dalla Sovrintendenza archivistica per la Lombardia, nasce nel 1979 con il nucleo storico della raccolta Archivio del femminismo e si arricchisce nel tempo con l'acquisizione dei fondi che interessano la storia politica, culturale e sociale delle donne.
Le tipologie di fondi raccolti sono varie e comprendono: archivi personali, di enti, associazioni, gruppi politici, raccolte tematiche, carteggi, manifesti e registrazione sonore.
Gli archivi più consistenti della Fondazione sono quelli inerenti al tema della politica come l'Archivio del femminismo che raccoglie materiali che complessivamente ricoprono l'arco cronologico 1966-1997, e sono molto vari: atti di seminari e convegni, documenti politici, dépliant informativi, dossier, inviti, locandine e manifesti, opuscoli, rassegne stampa, riviste, statuti e soprattutto volantini; l'Archivio UDI-Milano-Cadmi che conserva la documentazione prodotta dall'associazione UDI (Unione Donne Italiane), l'archivio del centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia e inoltre l'archivio politico della Libreria delle donne di Milano che comprende sia la gestione amministrativa della Libreria, sia i documenti afferenti alla sua produzione politica e alla sua volontà di costruire un centro di documentazione e un luogo di aggregazione.
Tra i fondi più interessanti in ambito artistico spicca il Fondo Rosa Menni Giolli che raccoglie numerosi documenti personali dell'importante artista della prima metà del XX secolo: corrispondenza privata, ricordi personali, ritagli stampa della sua attività e oltre a questi materiali cartacei, sono conservati numerosi campioni delle stoffe e dei disegni preparatori per la sua impresa tessile, tra i quali quelli realizzati per il suo estimatore Gabriele D'Annunzio che le commissiona per il Vittoriale cuscini, tappeti, ma anche pigiami e vestaglie. I campioni di stoffa presenti nell'archivio, risalenti agli anni '20 sarebbero da sottoporre a un restauro, ma la Fondazione dopo ripetuti tentativi presso diversi enti, non è ancora riuscita ad ottenere i finanziamenti in vista di una loro successiva esposizione.
Un altro archivio interessante è quello della prima direttrice di Brera e sovrintendente delle gallerie della Lombardia Fernanda Wittengs che possiede oltre a diversi scambi epistolari, come quelli con la famiglia per la sua incarcerazione durante il regime fascista o quelli con Ettore Modigliani, anche una rassegna stampa della critica sulla sua attività professionale e gran parte della sua produzione in qualità di storica dell'arte e sovrintendente di cui è nota la sua azione di salvaguardia grande patrimonio artistico della Pinacoteca di Brera e del museo Poldi Pezzoli durante la seconda guerra mondiale.
Oltre a ciò, gli archivi della Fondazione Badaracco conservano un nucleo omogeneo di dodici manoscritti autografi della saggista Anna Franchi, tutti dedicati agli artisti macchiaioli, rimasti inediti e ignoti alla critica. Le 356 carte consentono di ampliare la conoscenza della produzione storico-artistica della scrittrice e giornalista di origine livornese, figura emblematica del movimento emancipazionista di fine Ottocento, attraverso la direzione della Lega toscana per gli interessi femminili e prima divulgatrice delle ricerche perseguite dagli artisti e amici macchiaioli Silvestro Lega, Telemaco Signorini e Giovanni Fattori.
Presto la Fondazione riceverà un fondo di circa 300 testi inerenti all'arte delle donne, raccolto dalle artiste Nadia Magnabosco e Marilde Magni, arricchendo notevolmente la ricostruzione del sapere femminile in campo artistico.

3.3 Dall'Associazione Oltreluna alle Erranti

Le artiste Nadia Magnabosco e Marilde Magni

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hanno iniziato la loro collaborazione negli anni' 90 nell'ambito della scuola, dove per il Progetto Giovani, hanno condotto corsi di creatività per ragazze con la realizzazione di mostre finali.
Nadia Magnabosco, nata a Milano, ha compiuto i propri studi artistici fra Milano e Palo Alto in California. Ha iniziato il proprio percorso con la pittura ma successivamente ha sperimentato e sfruttato anche le potenzialità di media diversi, dalla fotografia alle installazioni, dall'assemblaggio alla fiber-art, privilegiando l'uso di materiali recuperati o estrapolati dal loro contesto quotidiano. Tema centrale della sua ricerca è la riflessione intorno all'identità femminile e alle forzature e contraddizioni che la caratterizzano a partire dall'infanzia, e i suoi lavori appaiono spesso come narrazioni visive, fra il reale e il surreale, di favole inquietanti.
Marilde Magni vive e lavora a Milano. Di formazione scientifica frequenta svariati corsi, workshop e seminari di pittura. In seguito, come mezzo di espressione personale, sperimenta il riuso e la trasformazione di materiali di recupero inusuali che si possono mutare in qualcosa di più ampio delle singole parti. Da qualche tempo lavora a maglia fili ottenuti ritagliando strisce di libri, carte geografiche, giornali. Le parole e i segni impressi sulla carta sopravvivono ma mischiati in modo casuale. Così crea maglie-carta bidimensionali per costruire: libri d'artista, ri-scritture di poesie e romanzi; abiti che sono nuovi libri; superfici in cui sono unite ad altri materiali.
Nel 1995 hanno iniziato a coinvolgere altre artiste per organizzare mostre collettive e, insieme a Maria Colleoni e Luciana Spanu hanno dato vita all'Associazione senza scopo di lucro Oltreluna, con sede in Viale Padova 177. Nata dalla pratica artistica e dalla comune passione per l'arte, l'associazione nasce per valorizzare il sapere delle donne nei vari campi dell'arte, colmarne i vuoti dell'informazione tradizionale, incoraggiarne la ricerca e creare relazioni con artiste e associazioni impegnate sul terreno della pratica politica delle donne e nel sociale.
Dal 1976 Nadia e Marilde hanno creato un archivio di documentazione attraverso l'acquisto di testi italiani e stranieri sull'arte delle donne che oggi ammontano a 300 circa, di cui una sezione è dedicata a monografie, cataloghi e scritti riguardanti singole artiste e una seconda sezione di saggi, scritti e materiali bibliografici vari sull'arte delle donne messi a disposizione fino al 2004 per la consultazione presso l'Associazione Oltreluna. Per una migliore conservazione e fruizione quest'importante materiale confluirà presso la Fondazione Elvira Badaracco.
La sede dell'associazione, ha preso il nome di Galleria delle donne di Milano nel 2001 e lo ha mantenuto fino al 2004 quando si è interrotta l'attività espositiva.
Dal 1995 al 2004 si sono susseguite diverse mostre presso lo spazio di viale Padova coinvolgendo artiste che hanno partecipato alle iniziative promosse: ricerche, pubblicazioni, mostre, laboratori di disegno e pittura, performances.
Una delle attività più stimolanti dell'associazione, dal 1997 al 2001, sono le Orme, ovvero la realizzazione di 7 piccoli volumi di colori diversi, rispettivamente nero, bianco, beige, viola, fucsia, rossa e gialla

inerenti a temi significativi dell'arte al femminile da cui poi si sviluppa un'esposizione finale. Nell'Orma Bianca del 1998 dal nome L'audacia dell'età, sono trattate artiste e scrittrici che hanno espresso la forza della loro libertà creativa in età matura, dimostrando come, superata l'età fertile, nelle donne avvenga un'esplosione di creatività come nei casi delle artiste Louise Bourgeois, Leonor Fini e Meret Oppenheim o della scrittrice Adrienne Rich di cui sono rievocate le opere e il lungo percorso di vita.
Un'altra iniziativa di Oltreluna è la mostra Di, a, da, in, con, su, per, tra, fra-Quilt pazzo di artiste

inaugurata presso la Galleria delle donne il 15 maggio 2003 e a cui hanno partecipato oltre a Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Luciana Spanu, Maria Colleoni, anche Elisabetta Baudino, Giuliana Borgonovo, Mariateresa Fontana e Marisa Bello.
La mostra si ispira al romanzo Una trama di fili colorati di Whitney Otto, nel quale otto donne si riuniscono ogni settimana per la passione di creare un quilt, la tipica trapunta a patchwork della tradizione americana e nella scelta di ogni colore, forma o disegno, esprimono le loro passioni, emozioni, esperienze e singolarità.
Come le protagoniste del libro, le otto artiste si ritrovano una volta a settimana interrogandosi sull'origine del loro fare arte e in particolare sulla rilevanza della figura femminile e sui sensi che maggiormente le suggestionano, cercando di dare una risposta individuale con il risultato di otto "pezzi" diversi per forma e colore in un profondo lavoro di rilettura e descrizione del proprio agire artistico(fig.26).
Nel 2005 l'Associazione Oltreluna si scioglie, ma Marilde Magni e Nadia Magnabosco proseguono la loro attività espositiva, sia autonomamente, sia in coppia come "Le Erranti"

in collaborazione con centri culturali, gallerie e biblioteche in particolare il Circolo culturale Bertolt Brecht, la galleria il Quintocortile e l'Associazione Sassetti cultura.
Presso gli spazi di Quintocortile, galleria situata in viale Bligny 42 a Milano, Marilde e Nadia hanno realizzato la singolare mostra Le cantastorie: donne, arte e altre trame,

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animando, in occasione della settimana della Moda, gli spazi di abiti, trame, tessuti particolari.
Nella comune visione dell'arte come fatto sociale che deve parlare di temi di attualità, le due artiste interpretano gli abiti femminili come corazze, prigioni in cui la donna è rinchiusa in quanto deve sottostare al regime della femminilità che la società le impone.
Gli abiti sono realizzati lavorando a maglia la carta di giornale, di libri, immagini care alle autrici, o cucendo insieme foto pubblicitarie per invitare a una riflessione sull'immagine e l'uso che viene fatto del corpo femminile.
Completano l'esposizione dipinti che hanno per protagoniste ragazze cattive, cassetti in cui sono racchiusi paure e desideri di donne, tessuti a maglia in cui sono raccolte foto ricordo. Un universo al femminile, insomma, ma anche una mostra ad ampio raggio sul fenomeno della moda e dell'immagine femminile.
Inoltre oggi Marilde e Nadia proseguono la loro attività con il sito Storie di donne nell'arte www.women.it/oltreluna, attivo dal 2002 in relazione al sito Donne e conoscenza storica di Donatella Massara con il desiderio di allargare, anche attraverso una collocazione virtuale, la comunicazione del loro lavoro e di porsi come voci di donne artiste che testimoniano la presenza femminile nella storia dell'arte e gettano lo sguardo sul presente del fare artistico delle donne.
Il sito fa parte di una rete di relazioni femminili a cui si fa riferimento: la Libreria delle Donne di Milano, l'Associazione Lucrezia Marinelli di Sesto, la Galleria delle Donne di Torino e Donatella Franchi di Bologna.
Al sito partecipano altre studiose che curano rubriche su diversi temi d'attualità come la lettura in Scrittrici in vetrina e Grandi lettrici crescono della studiosa di letteratura delle donne Silvana Ferrari, le ricerche ecologiche nel campo dell'arte nella rubrica Natura e cultura dell'artista e curatrice Antonella Prota Giurleo o Visioni Facoltative della storica dell'arte Micaela Mander che si ispira alla rubrica della poetessa polacca Wislawa Szymborska dal titolo Letture facoltative.

3 ottobre 2014


(alcune foto che appaiono nella tesi sono state qui omesse)