Voci di artiste

 

"Il labirinto del tempo"
60 dipinti di Maria Helena Vieira da Silva
in mostra a Palazzo Magnani

dal 30-03 al 25-05-03

Corso Garibaldi, 29
Reggio Emilia
orari:
9,30-13,00
15,00-19,00
Lunedì chiuso

Catalogo Skira Editore

 

 

 

Maria Helena Vieira da Silva nasce a Lisbona il 13 giugno1908. Si trasferisce a Parigi con la madre nel 1928, dove frequenta l'Accademia. Nel 1930 si sposa con l'artista ungherese Arpad Szenes.Nel 1932 incontra la gallerista Jeanne Bucher. Nel 1940 è costretta, con il marito, all'esilio in Brasile dove resterà sino al 1947, anno del rientro a Parigi dove continuerà con successo la sua carriera artistica sino alla morte nel 1992.

 

Autoritratto, 1930

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Vieira da Silva

recensione di Nadia Magnabosco



L'impatto emotivo con le opere di questa artista non è immediato: l'opacità dei grigi e dei marroncini ti avvolge in una atmosfera rarefatta e un po' triste che toglie il senso d'orientamento senza fornire appigli nel colore o nella riconoscibilità dei luoghi o dei percorsi. "Nulla è stabile, tutto cambia continuamente." E' come viaggiare nella nebbia sopra una zattera non ancorata: solo l'incertezza e la precarietà ti accompagnano in un percorso che potrebbe rivelarsi un vagabondare tormentato in un labirinto senza uscita. "Noi vogliamo avere delle certezze, ma la nostra presenza in questo mondo è tutta fatta di incertezze."


Il sotterraneo, 1948

Almeno così è stato per me quando ho finalmente potuto vedere dal vero, in questa mostra da poco inaugurata a Reggio Emilia, opere osservate finora solo nei cataloghi. E' infatti dal 1964 che non si vedono in Italia i lavori di quest'artista portoghese e la mostra da poco inaugurata a Palazzo Magnani - che già aveva avuto il merito di ospitare due anni fa le splendide opere di Marianne Werefkin -è pertanto un'ottima occasione per farsi un'idea dell'attività di questa artista. Righe e quadretti in prospettive multiple ti avvolgono, ti attraggono nel quadro oppure ti sotterrano con il loro peso posticipando l'incontro ad un altro momento."Se ho utilizzato i quadrettini, questa prospettiva vacillante (sono io che la definisco così), è perché non vedevo l'interesse di seguire Mondrian o un altro. Volevo un'altra cosa. Volevo che la gente non fosse passiva. Volevo che venisse, che partecipasse al gioco, che passeggiasse, salisse, scendesse...".


Partita a scacchi, 1943

Occorre del tempo per riprendersi da queste passeggiate e occorre del tempo per riflettere sul particolare alfabeto emotivo costruito da questa artista che evita il contatto immediato e sfugge alle facili catalogazioni. Sono accumuli di segni che descrivono luoghi immaginari sospesi o nel divenire del tempo quelli che ci propone, meditazioni sul tempo e sullo spazio e sui tentativi di trascenderne la limitazione, senza tuttavia mai fornire chiavi di lettura che lascia inventare a chi guarda. "...non affermo mai niente. Nella mia pittura è un po' così. E': forse...è un cammino, ma questo cammino può divenire tre cammini, forse quattro cammini, forse divenire una strada senza uscita".

 


Itinerario ineluttabile, 1965-67

 

Non sempre però Vieira da Silva è così enigmatica. Durante la II guerra mondiale produce opere dichiaratamente e visibilmente contro la guerra: "Sento una grande necessità di dipingere delle tele sulla guerra, forse perché è il solo mezzo che ho di protestare. Domando alla gente di guardare che cos'è, perché si fermino in tempo." (La più famosa di queste opere, "La guerre", è visibile sul nostro sito Parole e immagini in "Artiste contro la guerra")

 

Il calvario, 1942

"La storia è spaventosa, un susseguirsi di orrori."

 

Il naufragio, 1944

La sua sensibilità alle sofferenze umane provocate dall'uomo caratterizza la sua vita. Ancora nel '77 scriveva: "Debbo tirare una tenda di ferro interiore quando debbo passare di fianco a un ospedale, a una prigione, e ancora debbo difendermi per non soccombere al dolore". Conosce il dolore sin da bambina quando il padre muore e vede la sua vita mutare improvvisamente. "Lotto continuamente per sfuggire all'angoscia". Con la musica e, soprattutto, la pittura crea un mondo tutto suo in cui rinchiudersi e a cui dedicarsi con continuità e passione. "Sono come un pesce nell'acqua. Non so com'è la vita al di fuori dalla pittura... Ho talmente meditato sulla pittura, pensato la pittura, tutta la mia vita fin da piccola. Non so far nient'altro". "Metto nel mio lavoro il mio spirito, la mia fatica, il mio tempo." E anche la sua sofferenza: "...la pittura è una cosa terribile, lavoro con grande difficoltà, molto lentamente, sono spesso scoraggiata...".
Nel suo percorso artistico trova gratificanti supporti negli affetti: la madre, accanita lettrice, la circonda di stimoli culturali e le procura un'adeguata istruzione artistica; la nonna è una donna moderna che dipinge e viaggia in tutta Europa; il marito, anche lui artista, si pone in secondo piano rispetto all'arte della moglie incoraggiandola e liberandola dai problemi pratici o del denaro. Fondamentale per la sua carriera anche l'incontro con Jeanne Bucher che rimarrà per tutta la vita la sua gallerista: "Ho imparato molto da Jeanne Bucher. L'ho amata molto. La sua presenza è stata molto importante per me. Esisteva tra di noi una tenerezza e una profonda amicizia".

Family portrait, 1930

La positività di questi rapporti le permette di affrontare con costanza e metodicità il suo lavoro costruendolo "laboriosamente come un'ape", "aggiungendo una piccola macchia a un'altra piccola macchia", sino alla morte. Confessava di volere "morire in piedi, con un pennello in mano, davanti al mio cavalletto".

Perchè la morte "mi aprirà la porta... è lei che mi darà la chiave. Finchè vivrò non lo saprò". Le opere dell'ultimo periodo sono intitolate "La lotta con l'angelo" perchè l'angelo viene ad annunciarle ciò che lei aveva per tutta la vita cercato attraverso la pittura, vissuta come un lungo viaggio verso l'ignoto. "Ho da tempo la sensazione d'essere davanti ad una porta chiusa, delle cose essenziali che non posso né conoscere né vedere avvengono dall'altra parte."

 

Testamento

Lascio ai miei amici
un azzurro ceruleo per volare in alto
un blu cobalto per la felicità
un azzurro oltremare per stimolare lo spirito
un vermiglio per fare circolare il sangue allegramente
un verde muschio per calmarel'inquietudine
un giallo oro: ricchezza
un violetto di cobalto per la reverie
una lacca di garanza che fa udire il violoncello
un giallo cadmio: fantascienza, brillio, splendore
un giallo ocra per accettare la terra
un verde Veronese per ricordo della primavera
un indaco per accordare lo spirito al temporale
un arancione per suscitare la vista di un limone in lontananza
un giallo limone per la Grazia
un bianco: purezza
una terra di Siena naturale: trasmutazione dell'oro
un nerosontuoso per vedere Tiziano
una terra d'ombra per accettare la nera malinconia
una terra di Siena bruciata per il sentimento di durata.

Autoritratto, 1932

 

2 aprile 2003